Francesco Tadini per Gianfranco Pardi – come una lettera

Francesco Tadini scrive a Gianfranco Pardi

Gianfranco Pardi

Francesco Tadini – Come una specie di lettera che vorrei spedire a Pardi… Difficile scrivere e ancora più difficile – essendo recentissima la scomparsa di Franco – organizzare la memoria delle cose “che so”, sopraffatto dalle cose “che sento”. Non ho potuto – realmente impossibilitato – incontrare Franco nell’ultimo periodo. L’ultima occasione, nel 2009, fu dedicata all’organizzazione di una mostra a Spazio Tadini. Gianfranco Pardi avrebbe esposto insieme a Grazia Varisco e a Mino Ceretti. Sarebbe stata, per così dire, una riunione di amici. Avrebbero utilizzato gli spazi “di lavoro” dell’altro Grande Amico che non c’era più: mio padre, Emilio Tadini

Tutto quello che succede nella vita ci cambia. Ovvio.

Quello che mi è successo – o che ho fatto accadere – mi ha reso un altro.

Ciò che ora sono non somiglia a ciò che fu. E di questo sono felice.

Scrivo questo perché non posso dirlo – e manifestarlo – ad alcune persone. Vorrei poter rappresentare come esisto con parole così leggere da volare. Vorrei far volare parole nell’aria senza spazio, in quel luogo senza tempo capace di resistere…

Gianfranco, per me, era “il Baffo”. Mio padre mi teneva per mano e mi portava allo Studio Marconi (di Giorgio Marconi, ora Fondazione Marconi) dove c’era quel signore alto con i baffi e tutta una serie di signori che parlavano e ridevano e avevano l’aria di essere artisti… Franco, il Baffo, era un amicone di papà. Ma tutti, lì, dal Giorgio, erano amici…

Franco Pardi aveva una baita in legno e pietra (Walser) in Valsesia. Quella valle, d’estate e d’inverno, era luogo dove si trasferiva una specie di tribù. Impossibile annoiarsi. Franco aveva organizzato anche una Cinecittà valsesiana. Una Hollywood tascabile. Si faceva il cinema. Lawrence d’Arabia, si faceva. Pardi era il regista. Io e quella brigata di figli d’artista – gente un po’ matta che pensa che il Bello sia utile e non smette mai di cercarlo in ogni angolo della Forma – eravamo comparse…

Franco non mancava mai dove c’era un’idea. Marconi – questo Giorgio lo racconta anche nella pubblicazione “Studio Marconi,  Autobiografia di una galleria” – deve molto a Pardi.

Tornerò a raccontare molte cose, di Pardi. Parlerò di alcune sue opere. Di quelle, in particolare, che mi spinsero qualche anno fa ad andarlo a trovare e dirgli che lui – per me – era fantastico. Rammento che in quella circostanza mi confessò un ricordo su mio padre. Sull’Emilio Tadini. … Franco mi disse che Emilio non era mai riuscito a dirgli “ti voglio bene”.  Se ne volevamo tantissimo, è fuor di dubbio, ma l’Emilio Tadini era così timido, in realtà, da non riuscire a trovarsi nelle parole più semplici del mondo.

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Francesco Tadini per Gianfranco Pardi, arte e cultura

Gianfranco Pardi, 2002, Il corpo della scultura

Il corpo della scultura: la cosa concreta che chiamiamo scultura, la figura a tutto tondo che si presenta come scultura. Pretende un luogo, modella lo spazio che occupa: materia, cosa, si espande, prende posto, disegna limiti e, nella luce, ombre. Il corpo della scultura lavora quella luce e quell’ombra, ne ridefinisce il luogo e dalla luce e dall’ombra è temperata. Nella scultura di Giacometti quella luce comprime la figura corrode la sua sostanza materiale, costringe e confina il suo apparire a esile impronta del modellare. Nella luce e nell’ombra la scultura di Calder si frantuma in costellazioni di frammenti. Fragili analoghi di efflorescenze artificiali quella luce percuotono in armonia, si potrebbe dire risuonano con la luce. Il corpo della scultura: il suo farsi forma esige luogo, distende con prepotenza le sue membra, immobile chiede movimento, pesante invoca leggerezza. Nel peso fonda il terreno, nella leggerezza espande la misura Si dice “statuito” di qualcosa che ha solide basi. Fermo come una statua! Boccioni si avvita in questa stabilità, esclude la norma, vuole più spazio e nella luce lo stabilisce. Il corpo della scultura e il corpo della danza: al margine dello smembramento il corpo della danza nel suo distorcersi armonico e impetuoso stravolge lo statuto della mobilità, crea spazi e frammenti e vuoti incolmabili, modella lo spazio che lavora e dalla luce è riordinato in forma. La danza non ha ombra, è essa stessa solamente ombra, ombra di un corpo strappato intersecato da bagliori, liberato dalla consistenza … librato. Cerco una scultura come una danza, strattonata a forza al confine dello smembramento, costretta nel movimento che, immobile, desidera. Ripiegata su se stessa e dispiegata nella luce, solida e instabile … cedevole allo sguardo, frantumata, scheggiata e ricomposta in figura. Figura di precarietà e apertura: come una scultura.

Gianfranco Pardi, 2002

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… Nel 1998 Palazzo Reale a Milano accoglie una personale di Gianfranco Pardi. L’anno successivo seguono in serie mostre importanti in Germania al Museo Bochum di Bochum,  al Frankfurter Kunstverein di Francoforte e al Kulturhistorisches Museum di Stralsund. E poi, ancora, alla Galleria Fumagalli di Bergamo, da Giò Marconi e Fondazione Marconi di Milano si tengono retrospettive e antologiche molto rilevanti.

… E ne seguiranno, siatene certi, tante altre.

Franco, ti voglio bene. E voglio bene alle tue “sculture come una danza”, che hai trovato.

Francesco Tadini

(si ringrazia Melina Scalise, presidente di Spazio Tadini, per la pubblicazione)

Francesco Tadini per Gianfranco Pardi, arte e cultura a Milano

Francesco Tadini legge, per Spazio Tadini video – un brano di Roberto Sanesi su una delle opere più geniali di Graham Sutherland

Francesco Tadini, parole d'arte per Spazio Tadini videoFrancesco Tadini news: Spazio Tadini pubblica al canale youtube di Tadini le “Parole d’Arte”. Testi brevissimi scelti e letture di Francesco Tadini per focalizzare temi e nodi fondamentali relativi alle correnti artistiche del Novecento e di questo inizio di millennio. Parole di artisti, critici d’arte, letterati e poeti offerti in formato audio per invogliarvi a leggere e documentarvi ulteriormente. Melina Scalise, presidente di Spazio Tadini, con la collaborazione della coreografa Federicapaola Capecchi – socia e responsabile produzioni teatrali e spettacoli di Spazio Tadini – organizzano e pubblicano questi mini audiobook /audiolibri. Buon ascolto! Leggi l’articolo completo

Marcel Duchamp, Étant donnés, Alain Jouffroy: legge Francesco Tadini, mostra Palazzo Reale di Emilio Tadini, 2001

Francesco TadiniFrancesco Tadini / letture: Alain Jouffroy su Tadini e Duchamp, Palazzo Reale, 2001:. (Potete ascoltarla cliccando il video / youtube, in fondo al testo).  Alain Jouffroy:  Nel dipinto che ha intitolato, in francese, La porte, nel 1978 (Duchamp, a questa data, è morto da dieci anni), Tadini ha inscritto il nome di Duchamp in lettere gotiche, al di sopra del buco di una serratura (l’occhio del pittore, se si fa credito al suo precedente autoritratto), mentre una mano tiene un pennello con la punta rivolta verso il basso. L’allusione è doppiamente chiara: all’ultima opera di Duchamp, Etant donnés, che egli ha realizzato segretamente nel corso degli ultimi vent’anni di vita, lasciando frattanto credere di aver abbandonato la pittura come pure ogni altra forma di espressione artistica e che si può vedere solo attraverso due buchi (di serratura) attraverso due porte, ma anche allusione ai legami, non meno segreti, che uniscono Duchamp alla cultura tedesca, e non solo al primo teorico dell’anarchia, Max Stirner, ma a tutta la filosofia a partire dall’epoca di Atheneum.

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Fondazione Marconi, NATURA MORTA per Emilio Tadini, voce Francesco Tadini – archivio Spazio Tadini

Francesco Tadini, Fondazione Marconi, natura morta di Emilio TadiniFrancesco Tadini legge: Fondazione Marconi - prima Studio Marconi – voce Francesco Tadini, testo Emilio Tadini.  Spazio Tadini – a cura di Melina Scalise – raccoglie e pubblica queste letture / audiolibro (potete ascoltarla cliccando il video / youtube, in fondo al testo). Il testo di Tadini intitolato NATURA MORTA è parte del catalogo di una mostra del 1983 a Studio Marconi (ora Fondazione Marconi, diretta da Giorgio Marconi) di Milano. Tadini: In italiano, un dipinto che raffiguri un gruppo di oggetti si chiama “natura morta”. In origine era una traduzione dell’olandese “natura (vita) ferma” e serviva per definire una pittura in cui non apparissero figure dotate di movimento. Ma l’introduzione di quell’aggettivo “morta”, riferito a “natura”, sembra acquistare anche un altro senso, intensamente simbolico.  >> Leggi l’articolo completo

Francesco Tadini legge Emilio Tadini, CORPO FIGURA – testo del 1983, catalogo Fondazione Marconi, audiolibri Spazio Tadini

Francesco TadiniFrancesco Tadini legge e registra un testo di Emilio Tadini: CORPO, FIGURA, elaborato per la mostra del 1983 a Studio Marconi (ora Fondazione Marconi), Milano. Tadini:  CORPO, FIGURA  – Si dovrebbe fare una storia dell’arte per immagini, che consistesse soltanto nella successione di tutte le figure dipinte o scolpite per rappresentare il corpo dell’uomo. Che cosa rappresenta la pittura che chiamiamo astratta, dell’uomo? E non è una domanda retorica. Il fatto è che un quadro di Mondrian sembra anche una perorazione appassionata sull’ordine, sulla pulizia, sull’austerità, sulla semplicità… (scrive Tadini > continua la lettura o fai click, alla fine del testo sul video del canale francescotadini di youtube e ascoltalo) >> Leggi l’articolo completo

Francesco Tadini legge Grande Spirito che abiti nel Light, dal romanzo Eccetera di Emilio Tadini, Einaudi, audiolibri Spazio Tadini

Francesco TadiniFrancesco Tadini legge – nel file video che segue alla fine del testo – “Grande Spirito che abiti nel Light”: uno dei capitoli più belli del romanzo ECCETERA, (Einaudi, Supercoralli) del padre Emilio Tadini. E’ un brano superlativo: uno dei più incalzanti e contemporanei monologhi letterari mai scritti (ma potrebbe diventare cinema!) sul rito/mito della DISCOTECA: il Light Night.
Paolo Di Stefano, tra gli altri, ha scritto, sul Corriere della Sera: “(…) quel che conta davvero è l’ energia del racconto, la musica profonda della narrazione (una musica il cui ritmo viene scandito da una punteggiatura e da un uso degli a capo che trasgrediscono le regole canoniche della sintassi). Una narrazione – quella di Tadini – trascinante come un fiume lento e inesorabile che travolge nelle proprie acque tutto ciò che incontra.” >   Leggi l’articolo completo

Francesco TADINI: l’umorismo è soltanto il Comico che si ritrae dal suo rapporto siamese con il Tragico – Emilio Tadini, 1985, Sul comico

Francesco Tadini, archivio Tadini

Francesco Tadini, archivio Tadini, opera di Emilio Tadini, Maschera, acrilici su tela,1985, 73x60

Francesco Tadini: dall’Archivio Tadini segue, qui, un testo scritto per un catalogo del 1985Sul comico, in Emilio Tadini, Opere recenti, mostra, Galleria Giulia, Roma.  ”(…) I dipinti di Tadini non sono ambigui, sono complessi; non sono letterari ma sono colti ; Tadini vuol riscattare la cultura di immagini ad una precisa dignità, vuole che le due vicende, quella pittorica e quella letteraria, trovino un punto di intersezione, che è appunto quello del metodo di racconto, il loro è un rapporto di strutture.”, scriveva Arturo Carlo Quintavalle. Tadini stesso esordisce con una frase di straordinaria chiarezza: “… tra le parole di questo testo e i miei quadri potrebbe esserci un rapporto simile a quello che si stabilisce fra due viaggiatori, piuttosto diversi tra loro, che sono diretti verso lo stesso posto.” Questo viaggio a due è impresso in tutti i romanzi, le poesie e i quadri di mio padre e riguarda, spesso, il binomio Comico / Tragico. O, forse, sarebbe meglio dire l’opposizione di due forze che viaggiano insieme – che non avrebbero nome, se non in funzione reciproca – capaci di attrarre qualunque immagine, proiezione, figura, forma le si avvicini. Binomio magnetico…  -  Emilio Tadini, 1985, Sul comico > Non ho scritto questo testo per parlare dei miei quadri più recenti. Questa non è né una interpretazione della mia pittura né il tentativo di tradurre certe immagini in parole. Di che cosa parla, allora, questo testo? Questo testo parla di cose di cui la mia pittura cerca di occuparsi con le sue figure. Tra le parole di questo testo (più qualche altra parola pensata soltanto a metà, o mezzo dimenticata – o anche soltanto troppo ridicola per essere detta) tra le parole di questo testo e i miei quadri diciamo che potrebbe esserci un rapporto simile a quello che si stabilisce fra due viaggiatori, piuttosto diversi tra loro, che sono diretti verso lo stesso posto. (Al quale, naturalmente, non è detto che possano arrivare.) >>  Leggi l’articolo completo