Nello studio di Ossola con Francesca Magro e Luca P. Nicoletti

Da: “La pittura e le cose” di Luca Pietro Nicoletti
Lo studio di Giancarlo Ossola, nel quartiere Isola di Milano, è un grande ambiente in cui il tempo è immobilizzato ad una data incerta, a partire dalla quale nulla si è mosso. Tutto è immerso in un profondo silenzio. Eppure, a pochi passi, le ruspe e le gru stanno trasformando radicalmente l’assetto del quartiere, senza lasciare la minima memoria o la minima traccia della sua vita passata. Ma nulla di tutto questo riesce a insinuarsi nello studio di Ossola, come mosso da un rifiuto insofferente, più che nostalgico, di un mondo (non solo artistico) che non esiste più. Sembra dire questo al visitatore un grande mobile da sagrestia che troneggia sulla parete di fondo dello studio, un mobile austero e imponente, senza il minimo accenno di frivolezza o di ornamento; su uno stipo, poi, si leggerà incisa la data 1843. E pare fargli un controcanto eloquente, poco discosto, un vecchio giradischi, dove l’artista ascolta ancora, senza la minima curiosità per le tecnologie d’avanguardia, gli stessi dischi in vinile che ascoltava a suo tempo.
Eppure, sebbene si abbia l’impressione di essere entrati in una dimensione diversa da quella frenetica del tempo presente, si percepisce anche che è un luogo senza cronologia, denso di ricordi e in cui si affollano vestigia che non si possono ricondurre a un unico momento, accomunate dal fatto di appartenere a un’epoca che non ha più nulla a che fare con quella attuale. Eppure qui dentro la pittura di Ossola è cresciuta ed ha avuto uno sviluppo serrato, nel tentativo continuo di proporre un avanzamento del proprio linguaggio che potesse essere al passo con la modernità. (…)

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