Francesco Tadini: Le armi l’amore, pagine dal primo romanzo di Emilio Tadini, pubblicato nel 1963

Francesco Tadini ama particolarmente il romanzo – del quale, qui, propone l’inizio – che invita a non perdere: Le armi l’amore – di Emilio Tadini. Dall’introduzione di Giuliano Gramigna a una ristampa de Le armi l’amore di Tadini, uscito con Rizzoli:

“Questo romanzo, il primo di Emilio Tadini, uscì nel 1963. Coevo, in parte omologo al lavoro della neoavanguardia ma insieme autonomo, Le armi l’amore, a ormai ventisei anni di distanza resiste benissimo alla rilettura, non solo per l’impatto emotivo ma per i modi dello sperimentare. Resiste, dico, nell’unica maniera possibile: trasformando, senza smentirsi, ciò che voleva dire quando fu offerto ai lettori e a un momento culturale. La « bella ingenuità » o naiveté che si suppone in ogni autore giovane, approdato a una prova d’impegno dopo esordi positivi in prosa e in verso, ha forse infuso al testo una doratura, che lo isola adesso da tanti altri prodotti letterari, anche rispettabili, di quegli anni, e dei successivi. Sicché la sua perentorietà di unicum risalta molto più al lettore del 1989 che a quello del ’63 – senza pregiudicare beninteso ciò che Tadini scrittore è diventato nel corso di un’attività narrativa tanto coerente quanto misurata (…)” Giuliano Gramigna

Le armi l’amore di Emilio Tadini

Come se tutto fosse già incominciato e la nave oscillasse nel sole sotto le coste dell’isola e i giorni che verranno fossero già tutti passati senza errori e senza confusione – e in realtà ogni cosa, indolente e concreta, sarà già pronta : la nave, il mare, il cielo, e nell’aria i l caldo di una eterna estate indistruttibile, e i l parapetto della nave che lui sentirà sotto la mano mentre guarderà senza fretta le colline sopra le ultime case di Genova e il porto, e poi il molo, e la folla disattenta, e poi la donna in piedi nell’ombra contro i l muro scrostato della dogana, le mani calme, le lunghe dita abbandonate e ferme, finché lui distoglierà lo sguardo fissando ancora qualcosa più lontano come per prepararsi meglio a guardarla, per ritardare un altro sguardo desideroso al suo corpo, alla sua faccia di cui non potrà più distinguere l’espressione, e non potrà più distinguere i l sorriso gli occhi socchiusi le labbra strette con forza, vedendo soltanto il suo corpo sotto l’ampio vestito immobile e i suoi capelli mezzo nascosti dall’ala ricurva del cappello di paglia, e vedendo soltanto i l gesto delle braccia abbandonate lungo i fianchi, e distinguendo soltanto, nell’ombra proiettata dal muro, la sua spalla leggermente alzata, o forse guardando già nella memoria quell’aspetto consueto: e distoglierà ancora lo sguardo fissando le case digradanti sulla collina fino al cielo senza nuvole e poi, ancora prima di guardarla, ritroverà la sua intera immagine dallo stanco sorriso vedendo il corpo immobile nell’ombra, le mani ferme, la forma della sua faccia rivolta verso di lui, e certo gli occhi della donna lo guarderanno senza sorridere, socchiusi contro i l riflesso del sole – come se tutto fosse già incominciato e la nave fosse già partita e avesse già navigato verso sud costeggiando mezza Italia e ora oscillasse tranquilla nel sole davanti all’isola azzurra – e in realtà ogni cosa sarà già pronta, solida e indolente, come un docile strumento : il parapetto che lui stringerà con la mano, le assi del ponte rumorose come un palcoscenico sotto i suoi piedi, l’odore del mare lento e violento mescolato all’odore ambiguo del porto, e il cielo intero, il calore del sole, la luce moltiplicata nel futuro fino a un’avida estate adolescenziale in una identica mattina sul mare davanti all’isola (“Portate un lume! ” e le pallide fiamme delle candele si muovevano adagio attraverso la sala mentre i quattro strumenti riprendevano a suonare, e nella penombra, voltandosi, aveva visto la sua faccia vicinissima, e lei aveva detto sottovoce: “Io? Non ti ho chiamato. Non ho detto niente. Io non ho aperto bocca” e i suoi occhi socchiusi lo avevano guardato senza sorridere finché lui aveva risposto: ” È per dopodomani” mentre i quattro strumenti continuavano a suonare e il padrone di casa lo aveva guardato tenendo un dito davanti alle labbra – e ogni cosa era già predisposta, e spedita anche la lettera in cui lui comunicava al suo allievo che non avrebbe potuto continuare le lezioni di matematica per tutto il prossimo mese e forse anche per il mese successivo dato che “altri impegni ” glielo avrebbero impedito, e pronte le dieci casse di fucili nel magazzino sulla costa, e fissati i posti sulla nave, e stabilito il piano preciso da mettere in atto per impadronirsi della nave – e mentre le pallide fiamme delle candele tremavano in un angolo e i quattro strumenti continuavano a suonare lui aveva guardato senza parlare quelle mani ferme e tranquille, le lunghe dita abbandonate sul grembo, e lo stanco sorriso, adesso, e il duro gesto infantile della spalla alzata, straordinario oggetto del suo intero amore) e sentirà il rumore delle macchine della nave, e, voltandosi, vedrà uno dei suoi compagni e farà un vago cenno di saluto e quello gli verrà vicino fingendo sorpresa, recitando con ostentazione la parte di un uomo d’affari che incontra per caso un conoscente alla partenza per un viaggio, e poi quello gli parlerà con voce esageratamente sommessa, e dirà: “Tutto è pronto” e dopo un po’ di silenzio, mentre lui lascerà cadere lentamente lo sguardo dall’alto fino al porto, al molo, alla gente che si agiterà distrattamente nell’ombra, quello dirà: “Partiamo, ora partiamo” con mobile voce vibrante “l’ora è giunta” come se stesse per declamare uno dei suoi poemetti (e certo lui avrebbe continuato a scrivere per tutta la sera e poi avrebbe incominciato a cancellare e à correggere molte parole e righe intere, e alla fine avrebbe ricopiato su un quaderno: ” Il giorno 5 di giugno sbarcammo sull’isola di Ponza Milza incontrare seria resistenza, perché i confinati politici, che ci attendevano, avevano sgombrato d’impeto il molo dai pochi soldati posti a sorvegliarlo. La guarnigione borbonica, colta di sorpresa, poté a fatica radunarsi nel forte, e di là i soldati incominciarono a tirare alla cieca senza per altro poter colpire i nostri uomini intenti allo sbarco, dato che il molo e parte della piazza erano riparati dalle case prospicienti. Io sbarcai… Sbarcammo rapidamente anche tutto il nostro materiale, e per le ore sedici già avevamo formato i ranghi, e ordinato in una compagnia i confinati politici che si erano tutti… nella quasi totalità… che si erano tutti uniti a noi. Rimandammo l’attacco del forte alle ore serali, per poter contare sulla difesa del buio, e disponemmo drappelli a tutte le strade che conducevano alla parte alta dell’isola. Emilio Tadini

Un augurio per un 2012 pieno di entusiasmo e di progetti da Francesco Tadini

… E una esortazione a leggere anche le altre pagine dai romanzi di Emilio Tadini sul sito dell’archivio Tadini (grazie anche alla cooperazione di Melina Scalise, presidente dello Spazio Tadini di Milano –  http://spaziotadini.wordpress.com/):

La Tempesta, E. Tadini, Einaudi – link:

https://francescotadini.net/2011/08/27/francesco-tadini-milano-milano-e-ancora-milano-in-tre-pagine-memorabili-de-la-tempesta-di-emilio-tadini/

Eccetera, E. Tadini, Einaudi – link:

https://francescotadini.net/2011/08/23/francesco-tadini-grande-spirito-che-abiti-nel-light-dallultimo-romanzo-del-padre-eccetera/

Francesco Tadini, fondatore di Spazio Tadini

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
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