Francesco Tadini: il giovane Tadini, lettore di García Lorca, andò nel 1954 nei luoghi di vita del poeta, nella Spagna franchista, come inviato della rivista Cinema Nuovo – un testo di Anna Modena su Tadini scrittore

Francesco Tadini e Melina Scalise –  presidente dell’Associazione Culturale Spazio Tadini e preziosa custode delle opere archiviate di Emilio Tadini – pubblicano on line l’intero archivio relativo a Tadini. Ciò che segue è la seconda parte (la prima a QUESTO LINK) di un bel testo di Anna Modena che ricostruisce il percorso di Tadini scrittore nei primi, risolutivi, anni della sua instancabile attività. Il testo è stato stampato nel 2005 da Pagine d’Arte in una monografia – curata da Matteo Bianchi – dal titolo “Emilio Tadini, Le figure Le cose“, per un’abbondante mostra antologica di pittura dedicata a Tadini dal Museo Villa dei Cedri Civica Galleria d’Arte di Bellinzona >

 

EMILIO TADINI: A LUNGHI PASSI DENTRO LA REALTÀ, IL PERCORSO DELLO SCRITTORE

Anna Modena

Negli anni trascorsi alla facoltà di Lettere dell’Università alla Cattolica, dove lo portano senz’altro la grande religiosità paterna, ma anche la sua particolare posizione di interprete di un cattolicesimo vissuto dentro il proprio tempo, è fondamentale la conoscenza con Mario Apollonio docente di letteratura italiana e storico del teatro. Il teatro nell’immediato dopoguerra è l’altra grande passione di Tadini. Fa da sfondo alla frequentazione del Circolo del Teatro II Diogene, fondato nel maggio del ’45 e attivo fino al giugno del ’49, che aveva sede in via Brera 2 presso la libreria di Marco Zanotti: diretto da personalità come Paolo Grassi, Giorgio Strehler, Enzo Ferrieri, Mario Landi, Vito Pandolfì, lo stesso Apollonio, si proponeva l’affermazione della civiltà dello spettacolo nella rinascita del paese. Il Diogene aveva un’attività regolare, un pubblico, folto, di quattro- cinquecento persone, molto interessato al nuovo e ai problemi organizzativi della vita teatrale e teneva manifestazioni, letture di testi, commemorazioni in varie sedi, dalla Casa della Cultura, al cinema Centrale, dal Teatro della Basilica fino al Piccolo Teatro, alla cui nascita queste energie contribuirono in modo determinante. L’attività principale del Circolo era la lettura di testi teatrali, antichi e moderni, spesso stranieri, nuovi per l’Italia.

Significative anche le conferenze e i dibattiti, da quella di Grassi dedicata ai teatri municipali, l’anno prima della fondazione del Piccolo, a quella di Silvio d’Amico sulla regia. Molto importante la commemorazione di Federico Garcia Lorca, tenuta in un affollato Teatro Nuovo una domenica mattina del luglio ’46 (il 14 , una data libertaria) nel decimo anniversario della morte (avvenuta il 27 luglio del ’36), da parte di Alfonso Gatto con letture di Strehler e Margara Muntaner.

Anche il giovane Tadini già lettore di García Lorca, (6) era presente, e non immemore della appassionata lezione di Gatto e della sobria lettura d i Strehler, andrà nei luoghi di vita del poeta, pochi anni dopo, nel ’54, in una silenziosa Spagna franchista con il fotografo Carlo Cisventi, come inviato della rivista “Cinema Nuovo” di Guido Aristarco, per un fotodocumentario, come si chiamava allora, su La terra di Lorca, che testimonia alcuni tratti del poeta, anche nei ricordi delle cugine, con particolare attenzione alla casa della vita e ai fondali della morte. • Subito dopo la guerra – dichiara ancora a Quintavalle (7 )- andavo alla Biblioteca del Castello a ripigliare i vecchi numeri di “Letteratura”, a ricopiare la poesia anglosassone: Eliot, Pound che non si trovavano ancora in edizione. Fusione di linguaggio alto e basso, di chiacchiere e di iperbole retorica che c’è nella poesia inglese di quegli anni, come nel Pound dei Cantos e ne La terra desolata di Eliot. Sono state due esperienze fondamentali per me: fusione di lingua a molti livelli, cosa che poi ho cercato di applicare nella poesia, nella letteratura, nella pittura, una lingua che fosse una lingua contaminata, non autoreferenziale, ecco una scelta fondamentale di quel momento». Gli si attaglia perfettamente, dunque, ed è oggi di particolare interesse per chi indaga il suo percorso letterario, la collaborazione, piuttosto fitta a partire dalla primavera del ’50, e per tutto il ’52, alla rivista internazionale “Inventario”, fondata a Firenze nel ’46 dall’elbano Luigi Berti, studioso di letteratura inglese e americana, formatosi nell’ambiente di “Solaria” e di “Letteratura “, traduttore di Melville, di Poe, di Eliot, e di Pound e da Renato Poggioli, e trasferita a Milano dal ’49, dove veniva stampata dall’Istituto Editoriale Italiano, fino al ’64 anno della morte di Berti. La rivista si avvaleva anche di una redazione americana, diretta da Poggioli, e di un comitato internazionale, in verità scioltosi dopo poco, dove figuravano con il nostro Ungaretti, T. S. Eliot per la cultura e letteratura inglese, Nabokov per la russa, Peyre per la francese. Steiner per quella tedesca. Tra gli italiani. Gatto, Quasimodo, Solmi, Saviane, Del Buono. “Inventario” ha interessi molto vasti, non incanalati in un orientamento letterario preciso, e svolge nell’Italia di quegli anni il compito di pubblicare testi letterari di varia provenienza, spesso significativi del rinnovamento delle forme tradizionali, da Dylan Thomas a Boris Pasternàk, da Borges a Crane.

Celebri alcuni interventi come le Note per una definizione della cultura di Eliot, (a. I , n . 1), e Romanzo e mitologia di Thomas Mann, nonché gli inediti da Joyce a Mann, e i carteggi, in particolare di Joyce con Svevo e con Carlo Linati, il traduttore d i Esuli e di Stefano eroe. Tadini è presente come poeta, con una serie di poemetti a strofe lunghe Don Giovanni Epitalamio; con liriche come L’acqua (prima delle Storie dei Lombardi) e Arena Po1 come recensore dei saggi di Lukàcs, e come critico con un Saggio sul ‘César Birotteau, un’analisi delle strutture narrative di un romanzo tipico di Balzac, in una lettura nuova, specie in rapporto all’evoluzione del personaggio.

Fondamentale poi, per tutto il suo lavoro di scrittore, il saggio Il tempo e il cuore, ormai del 1960 (nel n. 1-6 della rivista, unico nell’anno), dove l’analisi del tempo nel romanzo, visto come problema centrale della nuova narrativa, tende a dividere nettamente l’operazione di Proust da quella di Joyce, ritenendola una ‘presbiopia vitale’ che recupera il reale solo nel passato, e quella joyciana, invece, l’operazione che «manda in pezzi una cronologia esteriore in una completa attuazione dell’esistente», per far prevalere, al posto della memoria, una presa di coscienza a cent’ottanta gradi, anzi sferica. Memoria, insomma, come uno degli strumenti di una completa organicità contemporanea.

Per Tadini, Joyce mette in atto nei suoi personaggi una ‘coscienza totale’, disponibile alla gamma completa delle possibilità e dei fatti, che agisce anche nei riguardi dell’accaduto più o meno lontano; e «in quello che chiamiamo inconscio scopre come si agiti verso una forma anche il futuro… Il suo monologo interiore attua una specie di cronaca totale, d’integrale informazione disponendosi in una nuova dimensione del tempo».1 4   Se Proust «aliena il personaggio al suo essere continuamente passato, Joyce lo libera nella totalità dei valori della sua esistenza: Bloom è ‘semplicemente’ ciò che ha fatto fa e potrà fare, ciò che ha subito subisce e potrà subire, ciò che ha voluto vuole e potrà volere». L’Ulisse è uno dei libri capitali per una nuova narrativa, dove la questione del tempo diventa questione di linguaggio narrativo dentro un problema generale di una nuova costituzione del personaggio, risolta nella complessità del suo esistere. E l’ipotesi, qui formulata per la prima volta, di una storia dell’arte e della letteratura basata sulla distinzione tra gli artisti che deformano l’immagine del personaggio e quelli che tentano di costruirla in modo nuovo, risulta di grande fascino e premonizione per l’arte di Tadini.

Tutto questo lavoro viene posto sotto l’egida di una semplice frase di Faulkner, pronunciata in un incontro pubblico del settembre 1955, nel suo memorabile passaggio a Milano:1 5 «Quello che mi interessa è la conoscenza del cuore umano» che diventa la garanzia da opporre a eventuali cadute nel vuoto intellettualismo. Dopo la poesia, la prosa è in questo momento un altro centro catalizzatore di interessi, e di ricerca e sperimentazione, non solo formale. Sempre a Quintavalle, Tadini ha ricordato: «La prosa, la prima grossa rivelazione sono le prime traduzioni italiane di Faulkner, una scrittura assolutamente introvabile nella lingua letteraria italiana, corretta sempre dalla poesia anglosassone, con la sua contaminazione dei livelli» e più avanti «Mi aveva molto colpito la lettura dell’Ulisse. Anche quella è una esperienza fondamentale sempre per la fusione dei diversi livelli di scrittura, che è poi la figura formale della funzione di tragico e di comico, che è una delle fissazioni, se si vuole, della mia scrittura e della mia pittura. Poi comincia la lettura della saggistica francese, che si colloca però più avanti, nei tardi anni ’50 e inizi ’60; la mia formazione prima è molto più letteraria. Poesia e letteratura anglosassone, fino a che verrà la grandissima rivelazione, per me, di Gadda e Celine».16 Su Joyce, Tadini tornerà, ormai da giovane scrittore, dopo aver pubblicato il suo primo romanzo Le armi l’amore, in un altro importante saggio sempre leggibile anche attorno alla sua officina: / mostri e la ragione, pubblicato sul n. 6-7 del marzo 1964 della rivista milanese di letteratura “Questo e altro”, diretta da Nicolò Gallo, Dante Isella, Geno Pampaloni, Angelo Romano e Vittorio Sereni, che dal n. 4 aveva avviato un discorso sul romanzo con interventi di alcuni critici come Gramigna, Buzzi e Baldacci; lo riprende ora, dall’interno della nuova officina, con le opinioni di tre giovani scrittori differenti che hanno avuto importanti esordi: Raffaele La Capria, apparso prepotentemente sulla scena letteraria nel ’61 come autore di Ferito a morte, Tadini appunto, e Del Buono, che aveva allora all’attivo una carriera di scrittore quasi ventennale e al quale si doveva il recente Ne’  vivere ne’  morire. Alla richiesta di chiarire le condizioni in cui si scrivono romanzi e come ci si pone nei confronti con la realtà, Tadini è propenso a valutare la portata innovativa di certa tradizione (valga l’esempio di quanto Flaubert sia stato utile a Joyce, come notava Pound) e nota: «Per quanto mi riguarda, quello che conta in alcuni scrittori di questo mezzo secolo è la ragione espressiva che ha saputo rappresentare una realtà complessa in strutture complesse – e ‘complesso’ non vuol dire affatto ‘intellettualistico’».

Per lui non è l’armamentario o il vocabolario o la struttura che conta nell’Ulisse, ma come abbia dilatato un certo tipo di osservazione, fino alle regioni più intime della mente e a quelle più esteriori del linguaggio, e poi di come abbia non deformato ma ricostruito le forme della realtà, per renderla più integralmente significativa.

Anna Modena

 

Troverete la terza parte di questo saggio di Anna Modena a giorni su questo sito o sul blog Friplot (LINK:  http://friplot.wordpress.com/  ) Al termine della pubblicazione, Francesco Tadini – sempre tramite Melina Scalise, presidente di Spazio Tadini di Milano – link: http://spaziotadini.wordpress.com/ – renderà disponibili anche le note al testo.

Francesco Tadini ringrazia gli appassionati lettori di Archivio Tadini anche per le parecchie mail di stimolo e incoraggiamento che sono giunte negli ultimi mesi.

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
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