Dal Surrealismo alle correnti artistiche del dopoguerra – Storia della pittura

Francesco Tadini

Francesco Tadini Archivio: Maestri del Colore n 278, 1

Oltre le avanguardie storiche e la linea dell’espressività – fauves, espressionismo, realismo sociale – c’è una terza linea di sviluppo della pittura del XX secolo che, nata all’inizio del secondo decennio, arriva fino alle soglie della seconda guerra mondiale. Essa darà apporti e suggestioni, più direttamente delle altre, al ‘nuovo corso’ di quella pittura, che si apre subito dopo la guerra e che, frantumandosi in una innumerevole varietà di aspetti, di correnti, di azioni e reazioni, rende vitale e complicatissimo il ventennio che arriva fino al momento attuale. Apporti e suggestioni, diciamo, ma non continuità, poiché lo spartiacque della guerra si è rivelato solidamente divisorio, anche per essersi situato verso la metà del secolo, quando le energie immense che avevano aperto il secolo, e delineato la prima figura dell’arte contemporanea, si stavano esaurendo.

Così comincia il saggio introduttivo di Roberto Tassi, intitolato “Dal Surrealismo alle correnti più recenti” al volume XXVIII della Storia della pittura ne “I Maestri del Colore” dei F.lli Fabbri. Il primo capitolo è:

METAFISICA, DADA, SURREALISMO: L’ ALTRO LATO DELLE COSE

La terza linea comprende la pittura metafisica, dada e il surrealismo. In essa convergono alcuni elementi delle avanguardie, come lo spirito di eversione e di rivolta, e la circoscrizione ideologica ben delimitata; ed alcuni della seconda linea, come il carattere non formale e l’accentuazione dell’espressivo. Ma ciò che sostanzialmente la caratterizza e forma la sua ragione più vitale, è il porsi come anti-arte o almeno come un’arte ‘altra’ rispetto alla concezione finora più o meno rispettata; aspetto teorico questo, nato direttamente dal nuovo scopo, che è di indagare e conoscere un lato diverso e nascosto della realtà, 1’altro lato delle cose. Naturalmente in questa indagine si scoprono delle dimensioni dell’esistenza talmente nuove, misteriose e stratificate da rendere, almeno apparentemente, insicuri o molto sfumati i confini usuali dell’attività artistica.
Il rapporto col mondo, con la vita, diventa così molto forte e l’indagine dei fatti misteriosi della realtà si traduce necessariamente in un’eccedenza di contenutismo; la bellezza formale cede di fronte all’intensità psicologica, lo splendore cromatico di fronte all’atmosfera inquietante, la chiarezza della costruzione plastica di fronte all’ambiguità di una presentazione fantastica. Il mondo di questa pittura non è mai quello chiaro delle apparenze, quello logico di una visione razionale; è invece il mondo oscuro, sotterraneo, analogico delle conoscenze seconde, dei fatti e delle cose che stanno di lato o sopra il reale, metafisica, surrealtà; è il mondo irrazionale e fantastico delle apparizioni; delle ‘figure’ che nascono dall’interno, dal profondo, in seguito alla energia magica che si sprigiona dagli accostamenti più disarmonici e illogici, dalle attribuzioni più irritanti. Le nuove ‘figure’ si pongono insomma in una specie di ‘al di là’ della pittura.
Loro caratteristica è quella di un forte grado di ermetismo; esse colpiscono all’improvviso per la forza della loro inusitata apparenza, della loro novità scandalosa; la conoscenza più vera verrà poi ad uno scandaglio minuzioso, ad una attenzione prolungata e libera. La continuità dell’immagine non è più rispettata.

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