Fiera di Milano: Architettura e urbanistica

Fiera di Milano

Fiera di Milano, Padiglione delle Industrie Alimentari, 1928, Giuseppe De Finetti

La Fiera di Milano nacque, sui bastioni, in capannine di legno, smontabili. Poi si comprò un terreno e si fabbricò case stabili. Ma erano ancora dei baracconi, arlecchineschi. Tutto il folclore fu messo a servizio. I padiglioni in stile regionale e quelli di stile composito non sono, purtroppo, ancora smontati: e ogni anno son lì, ironico promemoria. Ma poi si cominciò a costruire anche sul serio. Si pensarono padiglioni che, invece d’essere essi una mostra permanente, dovevano soprattutto servire agli scopi diversi delle mostre temporanee. A questo punto si può dire che la Fiera di Milano abbia preso un significato eccezionale, nella vita dell’architettura milanese. Non si risale, con essa, certo, a date di una vetusta nobiltà: ma quando nel ’27 Larco e Rava alla Fiera vi costruirono il Padiglione delle Colonie, e poi vennero nascendo gli edifici di Lancia e Gio Ponti, di Faludi, di De Finetti, d’Alpago Novello e di Cadiati, e i padiglioni di Germania e Cecoslovac­chia e U.R.R.S., in Milano-città non c’era ancora neppure una casa razionalista nè un negozio 900.

Fiera di Milano

Fiera di Milano, 1926-27, Gio Ponti, Emilio Lancia. Padiglione delle Arti Grafiche

Fu la Fiera che, sciolta da preoccupazioni di solennità monumentali e di rispetti ambientali e di ubbidienze tradizionali, segnò subito il passo; e servì, almeno un poco, a far mutar strada. In sede di fiera era tutto permesso: anche la libertà dell’architettura. Certo, quando si guarda il campo della Fiera, come lo esaminò l’architetto Pagano, nel suo piano regolatore; o si misura quel che è stato fatto con quanto avrebbe potuto, o forse dovuto, esser fatto; non si può più scrivere l’apologia della Fiera. Senza un orientamento critico, senza una pianta coerente, senza una responsabilità direttiva, questa Fiera s’è venuta facendo da sé, disorganica, discontinua. E’ non ostante le sue più apparenti liberazioni, il prodotto normale di un clima di mal gusto e d’impreparazione architettonica e urbanistica. Tuttavia, non ci par giusto notare soltanto i guai, e se quest’anno ancora il gusto più vivo ha avuto qualche suo diretto o indiretto trionfo, dalle costruzioni di Portaluppi e Albini a quelle di Faravelli e Lancia; se dal ’27 a oggi, padiglioni come quelli dell’lrpinia di Greppi hanno ormai svoltato nettamente dal pasticcetto folcloristico a un ripensamento unitario, e grandi padiglioni nitidi e intelligenti come quello degli Alimentari di De Finetti si sono aggiunti ai primi; evidentemente si deve cercar qui ormai un piano di sperimentazioni utili e, diremmo addirittura, di esemplificazioni necessarie. Sembrerebbe utile ormai che la Fiera di Milano giungesse, non certo a una sua architettura ufficiale ma almeno a un suo controllo responsabile: e che giungesse anzi a una decisa revisione del suo aspetto topografico ed edilizio. Se non altro, questo gioverebbe a contenere la volgare prepotenza degli espositori privati che soprattutto nella sezione degli Alimentari usano perdere ogni linea di stile, diciamo di decenza. Troppi di questi padiglioni noi siamo costretti oggi a riprodurre dalle fotografie del primo anno o addirittura dai disegni degli architetti, tanto sono stati massacrati, dal padiglione di Lancia e Ponti a quelli di Larco e Rava e di Alpago e Cabiati. I quindici giorni di fiera sono come una furia. E che tutto invece entri dentro una disciplina e una coscienza dell’architettura, sarà utile, crediamo, anche al gusto della mostra. Anche in questo senso il padiglione della Germania, che è la più bella architettura della Fiera e una delle più belle architetture di Milano, può servire d’esempio.

RAFFAELLO GIOLLI- COLOSSEO, APRILE 1934

Fiera di Milano: Architettura e urbanistica

Dal n° 81 della rivista di architettura Edilizia Moderna.

Archivio Francesco Tadini

storia dell’arte e dell’architettura contemporanea

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
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