Teatro: prospettiva lineare e allestimento teatrale

Sebastiano Serlio

Sebastiano Serlio, Scena Tragica da Tutte l_Opere di Architettura, et Prospe­tta di S.S. Bolognese

Teatro: prospettiva lineare e allestimento teatrale. Come è noto, nel secolo XV, il ritrovamento della prospettiva lineare interessò le maggiori personalità artistiche del tempo, Ghiberti, Donatello, Masaccio, Pao­lo Uccello, Brunelleschi (che il Vasari addita come il primo teorico della nuova scienza ). Al Brunelleschi seguì Piero della Francesca e Leon Battista Alberti che ne sancirono le leggi fondamentali, alle quali si rifaranno indistintamente gli studiosi successivi, da Luca Pacioli a Leonardo da Vinci, dal Vignola a padre Poz­zo, ai Bibiena.
Largamente applicata ad ogni genere di arte, la prospettiva trovò un terreno particolarmente fertile nel­l’allestimento teatrale, dove attecchì e prosperò con eccezionale naturalezza sconvolgendo le antiche tradizioni ed imprimendo un aspetto inedito ad un’arte che pur vantava trascorsi plurisecolari.

Scena Comica

Sebastiano Serlio, Scena Comica da Tutte l’Opere di Architettura, et Prospe­tta di S.S. Bolognese. In Vinegia. MDC. Milano, Museo Teatrale alla Scala

Il suo innesto sulla scenografia teatrale, tuttavia, avvenne gradualmente, pronubo l’apparato festivo che tanta parte aveva nella vita di Corte dei principali centri italiani. La scenografia quattrocentesca, infatti, non nasce come componente dello spettacolo teatrale, ma come attributo della festa, con le caratteristiche sfarzose dell’addobbo, del quale serberà a lungo l’aspetto sedicente e pretestuoso. Ad essa fa ricorso, in termini generici e convenzionali, anche la rappresentazione teatrale vera e propria. Ciò valse a coinvolgerla nel processo evolutivo che impose alla rappresentazione stessa una fisionomia sempre meglio definita ed autonoma, per cui anche la scenografia, pur continuando a gravitare nell’orbita della festa, lentamente se ne distingue. Altro fattore condizionante della nuova concezione scenografica, fu il fermento umanistico che si ebbe verso la fine del XV secolo: la dilagante ventata classica investì anche la produzione teatrale, provocando una proliferazione di traduzioni e ristampe, e gli allestimenti da testi antichi si susseguirono con ritmo sempre crescente. Significativa, in tal senso, l’attività svolta a Roma da Pomponio Leto, il quale, nell’ambito di una società da lui fondata, si dedicò al rilancio di un autore, Plauto, che ben si addiceva al clima morale del tempo. Da tale gusto – particolarmente avvertito in centri come Roma, Mantova, Firenze, Ferrara – nasce il teatro accademico od erudito che, distinguendosi dal­l’uso ancor vivo delle Sacre Rappresentazioni, pur senza offrire prodotti originali, doveva svolgere una funzione decisiva per lo sviluppo del teatro moderno.
Alla commedia di imitazione classica, si affiancò ben presto una produzione autonoma. Al modello vitruviano si riallaccia la Pastorale, un nuovo genere di commedia sorta in contrapposizione alla Tragedia ed alla Commedia erudita, il cui atto di nascita potrebbe ricondursi alla Arcadia del Sannazzaro (1499). I segni di questa nuova corrente si manifestarono in vari cen­tri, ad Urbino, a Mantova e, principalmente, a Ferrara, dove, per la presenza del Boiardo, dell’Ariosto, del Tasso, vi furono esempi notevolissimi per originalità e novità di spunti. A Roma gli esempi più significativi si ebbero con La Calandria rappresentata in Castel San­t’Angelo (1514), scenografo Baldassarre Peruzzi, e nei Suppositi dell’Ariosto (1519), scenografo Raffaello, che per l’occasione eresse anche il teatro.
Nati in pieno clima classico, è evidente che, tanto gli allestimenti destinati alla riesumazione dei .testi antichi quanto quelli per le opere nuove, scritti senza stacchi violenti dai prototipi greco-romani, chiedessero all’in­ventiva degli artisti una composizione ispirata ai modelli classici, e, per essi, ai canoni vitruviani.

Appare quindi ovvio considerare il De Architectura, unico trattato di architettura tramandatoci dall’antichità e, forse a tal titolo considerato al di là dei suoi effettivi meriti, un indispensabile ausilio per l’esatta comprensione della scenografia cinquecentesca.

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Libri da salvare: Materiali per lo studio dall’archivio di Spazio Tadini di via Jommelli 24 a Milano – Scenografia dal Rinascimento all’età romantica, 1966, Collana Elite Fratelli Fabbri Editori.

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
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