Scenografi italiani: Gerola­mo Genga e Baldassarre Peruzzi

Giovanni Niccolò Servandoni

Giovanni Niccolò Servandoni, Città assediata. Disegno in seppia, acquarellato in sep­pia e verde. Vienna, Graphische Sammlung Albertina

Scenografi italiani: Gerola­mo Genga e Baldassarre Peruzzi. Al Genga (Urbino, 1476 -ivi, 1551), in prevalenza attivo alla Corte dei Della Rovere, va ascritta una nu­trita e qualificata produzione da scenografo. Tra le sue opere bisogna segnalare la rappresentazione, avvenuta nel teatrino adattato in una sala del Palazzo Ducale di Urbino (1513), con un allestimento raffigurante una scena fissa prospettica dipinta; la seconda, in ordine cronologico, di cui si abbia notizia sicura. Detto allestimento, va ricordato, altresì, quale esempio dello stretto legame che, in quel periodo, univa sala e scena: per la consueta raffigurazione della ‘città’, la sala, definita da due elementi scenici rappresentanti le mura di contenimento delle acque, era utilizzata come il ‘fossato’, mentre, sul fondo, nella scena vera e propria, “era finta una contrada ultima tra il muro della terra e l’ultime case”.
Al genere di scena illusiva dipinta, usata nei primi de­cenni del ’500, subentra una seconda fase, le cui caratteristiche si possono desumere dai disegni di Baldassarre Peruzzi (Siena, 1481 – Roma, 1536). Per quanto voglia essere considerata occasionale, la sua attività di scenografo e di apparatore esercitò un’influenza rilevantissima nello sviluppo della scenografia prospettica. Secondo il Va­sari, al Peruzzi si deve l’introduzione della scena prospettica realizzata tridimensionalmente che, soppiantan­do il fondale dipinto della scenotecnica precedente, utilizzava il palcoscenico in tutta la sua estensione, accentuando il senso realistico della finzione teatrale. Questo tipo di scena risulta ancora assente nell’allesti­mento del Penulo plautino (1513), curato da Baldassarre Peruzzi nel quadro delle feste organizzate per il conferimento del Patriziato Romano a Giuliano e Lorenzo de’ Me­dici. Molto probabilmente, il nuovo sistema appare per la prima volta l’anno successivo nelle scene per La Calandria del Cardinal Bibbiena, rappresentata in onore di Isabella d’Este Gonzaga, ospite di Roma, e fu ripe­tuto in un altro allestimento, la Bacchiate di Plauto (1531), rappresentata in occasione delle nozze Cesarini-Colonna.
La disposizione planimetrica della scena peruzziana, come mostrano i disegni, quasi tutti corredati da piante e misure, può essere indicata schematicamente in una triplice divisione del palcoscenico nel senso della profondità. Il primo ed il secondo di questi settori, corrispondenti rispettivamente al proscenio e all’inizio del declivio, raffiguravano una piazza, ed erano destinati all’azione degli attori; il terzo settore, raffigurante una strada in lontananza, serviva da sfondo alla scena. I ‘casamenti’, quattro per ciascun lato, erano formati da una coppia di ‘telari’, uno sistemato frontalmente o in ‘maestà’, l’altro di ‘sfuggita’, lungo le diagonali del­l’asse centrale che si restringevano verso il fondo. Questa ‘città ideale’ del Peruzzi, che servì da modello a gran parte delle composizioni scenografiche del Rina­scimento, sembra dettata da due diverse esigenze: la scena — inquadrandosi senza soluzione di continuità nella decorazione della sala — ottemperava, al tempo stesso, alla funzione di aderire ad un repertorio a suo modo realistico, creando intorno all’attore uno spazio reale che non contravvenisse ai principi aristotelici, e alla stilizzata ed astratta convenzione prospettica.
Per valutare appieno l’apporto del Peruzzi allo sviluppo della scenografia cinquecentesca, va considerata, inol­tre, l’opera del più importante trattatista del tempo, Sebastiano Serlio (Bologna, 1475 – Lioe, 1554), alla cui formazione artistica contribuì sensibilmente l’esem­pio del maestro senese.

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Libri da salvare per studiare dall’archivio di Spazio Tadini di via Jommelli 24 a Milano – Scenografia dal Rinascimento all’età romantica, 1966, Collana Elite Fratelli Fabbri.

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
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