Sebastiano Serlio, Trattato di archi­tettura e scenotecnica del Cinquecento

Museo Teatrale alla Scala

Le Nozze degli Dei di A. Coppola, Firenze, 1637, di Stefano Della Bella – Milano, Museo Teatrale alla Scala

Sebastiano Serlio, Trattato di archi­tettura e scenotecnica del Cinquecento. La sua opera, Trattato di archi­tettura , una summa della scenotecnica cinquecente­sca , appare come una personalissima rimanipolazio­ne del testo vitruviano, effettuata nell’ambito della nuova problematica aperta dalla prospettiva e vagliata al lume dell’esperienza diretta.
Le tre scene teatrali codificate dal Serlio – Tragica, Comica, Satirica – sono chiaramente esemplate dai modelli vitruviani, ma la loro rielaborazione nonché la realizzazione tecnica le discostano sensibilmente dal modello classico. La differenza sostanziale, più che nel diverso stile architettonico – variante di carattere meramente formale – è individuabile nella cornice prospettica che raggruppa con visione organica ed unitaria un agglomerato di edifici realizzati costruttivamente, ultima propaggine dell’apparato medievale.
Queste scene non vanno intese come archetipi fissi ed immutabili, ma come dei semplici canovacci intorno ai quali l’estro personale poteva muoversi in assoluta li­bertà, modificandone e variandone all’infinito i temi, fino a raggiungere creazioni originali ed autonome.

Museo Teatrale alla Scala

Giulio Parigi, Aleppo città di Soria, scena base dal Solimano di Prospero Bonarelli. Firenze, 1619. Ine. di Jacques Callot. Milano, Museo Teatrale alla Scala

Di grande interesse, l’opera del Serlio, anche per le notizie sull’uso del colore nell’illuminazione e sulla scenotecnica. Nel trattato del Serlio, più che nelle ope­re di altri saggisti, Leone de Sommi (Mantova ?, 1525-ivi, 1592), Angelo Ingegneri (Venezia, 1550 – – ivi, dopo il 1613), si possono riscontrare i principi scenici che predisposero e governarono il teatro del Seicento. Con una vivissima sensibilità plastica, straordinariamente affine al gusto attuale, Sebastiano Serlio consigliava di realizzare le scene costruttivamente, con sporti ed aggetti il cui rilievo andava evidenziato mediante un accorto gioco di luci. Una raffinata ricerca materica lo spingeva a prediligere le ben note realizzazioni di Ge­rolamo Genga da lui citato quale esempio a proposito della scena satirica. “Che magnificenza era quella di veder tanti arbori et frutti, tante erbe et fiori diversi”, scrive Serlio, e dalla sua descrizione traspare la singolare modernità della scenotecnica cinquecentesca, “tutte cose fatte di finissime sete di variati colori, la rupe et i sassi copiosi di diverse conche marine lumache et altri animaletti, di tronchi, di coralli, di più colori, di madreperle et di granchi marini inserti ne’ sassi con tanta diversità di cose belle.”

Il palcoscenico concepito da Sebastiano Serlio è diviso in due parti essenziali: una piana anteriore, del tutto priva di elementi scenici, ed una posteriore, inclinata, sulla quale erano collocati nell’ordine stabilito gli edifici. Non è chiaro se la zona destinata alla recitazione comprendeva soltanto la parte piana – nel qual caso gli attori avrebbero recitato praticamente fuori del complesso scenico – oppure se si estendeva anche sul piano inclinato, e quindi con gli attori perfettamente inseriti nel contesto scenografico.

Libri da salvare per studiare a disposizione nell’archivio di Spazio Tadini di via Jommelli 24 a Milano – Scenografia dal Rinascimento all’età romantica, 1966, Collana Elite Fratelli Fabbri.

Annunci

Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
Questa voce è stata pubblicata in architettura e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.