Jean Tinguely mostra al Centre Pompidou, Parigi – di Emilio Tadini

Jean Tinguely mostra al Centre Pompidou, Parigi – di Emilio Tadini. Le chiamiamo sculture, le opere di Jean Tinguely (1925-1991). Ma non sono certo sculture nel senso classico della parola – cosi comincia l’articolo di Tadini pubblicato il 4 marzo del 1997 sul Corriere della Sera:

Jean Tinguely: il circo meccanico e le macchine inutili

Jean Tinguely

Jean Tinguely al Centre Pompidou di Parigi, dall’articolo di Emilio Tadini per il Corriere, marzo 97

Sono macchine, con piccoli motori che le muovono. Ma — ecco un’altra contraddizione — non sono macchine come le altre. Sono macchine paradossali. Non producono niente. Consumano un po’ di energia per produrre soltanto la forma del proprio funzionamento. Per offrircela, così come si offre uno spettacolo. Ed è proprio un grande spettacolo la mostra a Parigi di Jean Tinguely. Una specie di circo meccanico. Acrobazie, effetti comici, eccentricità. Una fabbrica di puro divertimento.

Aristotele diceva che la Natura è il regno delle cose che si generano da sole, mentre la Tecnica è il regno delle cose fabbricate. Ora, è indubbio che le macchine di Tinguely sono un prodotto della Tecnica, anche se, in questo caso, si tratta di una tecnica deliberatamente strampalata. Ma producendo soltanto avventure immaginarie e giochi formali regolarmente spinti fi­no all’assurdo, que­ste macchine lavorano la Tecnica ai fianchi, la mettono alle corde, addirittura fuo­ri combattimento. Ambiguità, piccole complicazioni. C’è di tutto, nel pacco-do­no che Jean Tinguely propone con le sue macchine paradossali. E come sono fatte queste macchine-clown, queste macchine che sognano, queste macchine che giocano? L’artista prende frammenti metallici di cose fuori uso, sfasciate, ridotte a pezzi. E poi li mette insieme, e ricompone una forma, anzi, un organismo, un corpo funzionante. E lo muove con un motore elet­trico.

Jean Tinguely, l’esposizione al Centre Pompidou e il bricolage

Alla base del lavoro di Tinguely c’è il procedimento del bricolage. Ora, la pa­rola «bricolage» non indica soltanto il «fai da te», può definire anche l’operazione mediante la quale noi prendiamo parti di vecchie cose e le mettiamo insieme, dan­do vita a una cosa nuova, destinata a qual­che uso o semplicemente al nostro piacere. Si alzano, nel mondo, montagne di rot­tami. Il bricolage di Tinguely si propone allegramente anche come il simbolo di una riparazione, di un recupero.

Andiamo a vederlo, il Grande Circo Meccanico di Jean Tinguely. Diamo anche solo un’occhiata a una delle sue macchine. È come se l’immaginazione si desse un gran da fare, in mezzo ai rifiuti, per ridare vita a ciò che è morto, per ridare dignità all’i­gnobile. Uno degli effetti più felici di questa opera si dà nell’evocare in noi la figura di qualche vecchiume ringiovanito. Vecchie cose, arrugginite e impolverate, ricominciano a muovere le loro membra sgangherate, miracolosamente si mettono a danzare.
Ricordate Kantor, il pittore-regista del­la Classe dei morti, che faceva muovere i corpi dei suoi attori come ‘ atroci mario­nette, dentro una cu­pa, tragica, emozio­nante meccanica tea­trale?

Il teatro della vita nelle sculture di Tinguely a Parigi

Jean Tinguely lavo­ra non con i corpi, ma con le cose. Con le sue macchine inventate. Ma è un paradossale teatro del­la vita, quello che lui mette insieme. Agisce il comico,
in questa opera. Quel comico che entra sempre in scena dopo che su quella stessa scena il tragico ha ostentato non soltanto la propria disperazione, ma anche la caduta di ogni speranza. Quel comico che ha il dovere di aiutarci a vivere, nonostante il tragico, nonostante tutto. Quel comico che si prende gioco dei falsi valori, che guarda le cose dal punto di vista del Niente, certo: ma che così facendo illumina il Valore del nostro sguardo. Mandano suoni le macchine di Jean Tinguely. Sentiamo l’ar­rancare del congegno, sempre. E poi, ogni tanto, un pezzo di ferro che batte su un altro, un cigolio più forte, un campanello messo in azione da qualche inverosimile torsione della macchina. Proprio una musichetta gloriosa.

Emilio Tadini

Leggi anche “La deposizione di Emilio Tadini” in un pezzo di Franco Quadri per la Repubblica 

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Informazioni su Francesco Tadini

Francesco Tadini. Aiuto Regista per alcuni anni al Teatro alla Scala di Milano, dall'Aida con Ronconi a il Pelleas et Melisande con Antoine Vitez. Regista televisivo per RAI, MEDIASET, TVSvizzera Italiana, ZDF, ARTE. Fondatore di tre società di comunicazione video e multimediale. Pubblicitario e consulente per ENI e SNAM Rete Gas. Ideatore e Produttore del primo adventure game multimediale di "Edutainment" in Italia, per ENI e LEGAMBIENTE: "Equilibrium". Ha realizzato per RAITRE per anni come autore e regista (sia dei documentari che delle dirette TV) il programma culturale di punta "Non solo Film" con Giancarlo Santalmassi conduttore. Un anno negli Stati Uniti con più di 1200 interviste realizzate per la RAI. Autore di 51 puntate del programma "La macchina del tempo" condotto da Alessandro Cecchi Paone e in onda su MTV Channel. Gallerista. Blogger. Ha fondato Spazio Tadini con la giornalista Melina Scalise
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