Emilio Tadini fotoritratti


L’Archivio, curato da Francesco Tadini e Melina Scalise,  proporrà qui ritratti di Emilio – realizzati sin dalla fine degli anni Cinquanta da numerosi fotografi.

Ci piace cominciare con una foto realizzata da Marco Bellavita (ingranditela con un clic) che pensiamo sintetizzi, con questa istantanea, il senso di un’intera vita dedicata all’arte. Bellavita, tra l’altro, è stato recensito da Tadini con questo testo:

Le fotografie di Marco Bellavita producono il solito, piccolo miracolo di tutte le grandi fotografie. Toccano nel profondo il nostro stesso sguardo. Non si limitano a metterci in relazione con una figura del reale. Sollecitano, per così dire, quella attitudine a desiderare che è connaturata al nostro sguardo. Ci fanno sentire quella specie di avido, insaziabile desiderio del mondo che si risveglia in noi ad ogni apertura di palpebre. Lo vediamo nelle fotografie del Messico (come quella – davvero stupenda, da grande reporter – degli operai appoggiati alla barricata, in attesa di una offerta di lavoro). Lo vediamo nelle fotografie della Valsesia. Una epopea per immagini. Attraverso queste fotografie, una valle delle Alpi si manifesta ai nostri occhi non come un mondo, ma come il mondo. In tutte le sue dimensioni. Da un minuscolo, perfetto uovo di girino alla grandezza di uno strepitoso tramonto sulle montagne, dalla faccia della gente alla forma dell’architettura. E,sempre, ciò che ci viene da chiamare “l’eterno” ci appare – in queste fotografie, in questo sguardo – indissolubilmente legato a ciò che ci viene da chiamare “l’effimero”. Lo sguardo che in queste fotografie ci capita di cogliere, di “vedere”, ancora prima della cosa fotografata – e che finiamo per sentire del tutto nostro – non è uno sguardo teso a impossessarsi del mondo. E’ uno sguardo che si dà al mondo. E forse proprio per questo – questa generosità, questa disponibilità – che paradossalmente mette le fotografie di Marco Bellavita in grado di comunicarci un sapere semplicemente essenziale. Il mondo – il mondo che conta, il mondo come valore assoluto – non è sempre altrove, in qualche altrove da sognare, da vagheggiare, da fantasticare. Il mondo è qui, adesso. Individuato e infinito. Smisurato e a portata di mano.

Emilio Tadini

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